Saturday bloody Saturday

Qualcuno diceva che la vita fosse un pendolo che oscilla tra dolore e noia, il che in assoluto non si potrebbe considerare pienamente sbagliato, se solo non fosse che dio decise di creare il quinto giorno, il venerdì.

Le possibilità a questo punto sono due: di sicuro un dio più o meno serio alla Leonard Cohen, si sarebbe pentito periodicamente del suo errore, d’altra parte una visione più dilanyana, in Shelter from the storm,per intenderci, ci porta a credere che effettivamente possa essere un pò piacevole per lui il rendersi conto della maliziosità e della goliardia, che ogni venerdì colora le strade e i saloni delle case nelle viuzze più impensabili, con impianti improvvisati e voli pindarici musicali, che portano al passaggio da maria di Blondie a Rino Gaetano in meno di due passaggi; un buon modo per convincere i presenti che forse, un altro goccio di qualsiasi cosa ci sia sul tavolo, fosse anche gin liscio, forse potrebbe essere d’aiuto.

Sebbene la seconda teoria risulterebbe vagamente migliore per tutti in quanto legittimante la nostra natura di bestie da Campari, ma mai senza gin, in realtà, la prima teoria ha dalla sua un asso nella manica, la punizione divina alla nostra settimanale restaurazione dei sensi, il sabato pomeriggio.

ho sempre pensato che la domenica pomeriggio fosse il rasoio di Ockham delle parti più propositive dell’essere umano, ma non posso negare che trovarsi alle 16:59 ad aver ascoltato in loop per almeno 4 volte John and Mary di Robert Palmer, sia patologico già di per sè.

ti svegli, è già questo non va bene, hai mal di testa, bruciore di stomaco devastante e un dolore al ginocchio che ogni maledetto sabato mattina ti chiedi a cosa cazzo sia dovuto, ti alzi e inizi a vagare spaesato per casa, sigaretta, silenzio, sigaretta, qualcosa da mangiare, caffè e sigaretta; e da lì in poi è buio.

il sabato si divide in due parti, quella iniziale, in cui cerchi di approfittare dell’assist dell’abbiocco post pranzo, ma non riesci ad avere il coraggio di andare a letto, in fin dei conti ti sei alzato non più di un’ora prima, hai mille cose da fare e sai già che alla fine non ne farai nessuna, ma ti va bene così, e anche tu ti abbandoni ai voli pindarici di cui sopra, passi da Johnny Cash ai Gun Club e dai Blue Oyster Cult ai Talking Heads e non ti chiedi neanche come, perché in realtà sticazzi.

dopo di che iniziano ad arrivare le 19:00 e con loro la seconda parte della giornata: inizia a presentartisi la parvenza di una serata dignitosa, certo non come quella del giorno prima, ma una che comunque ti possa strappare dalla grinfie di quella non proprio allegria che ti aveva mangiucchiato lentamente durante tutto il resto della giornata.

è questo il momento migliore della giornata, immaginatevi un ventenne che sta seduto in cucina in pigiama con Temptation 87 dei New Order, di quando la musica da disco non era banale e alla fine del pezzo non per forza ci si trovava a riderci su, che sale pian piano dalle casse di un impiantino del cazzo della Logitech, che comunque sa fare bene il suo dovere, ti guardi intorno c’è ancora un filo di luce che entra dalla finestra, debole, come te in fondo dopo tutta la giornata di merda che hai passato, ti vesti più o meno di fretta, passando subito a Blue monday e, anche se non sai per cosa, sei pronto.

qualcuno diceva che il sabato ti rattrista perchè sai che il giorno dopo è domenica e quello dopo ancora è lunedì e così via, mentre il venerdì, bè quella è tutta un’altra storia, hai ancora un giorno prima di doverti preoccupare. la domenica è triste perchè il giorno dopo è lunedì, il sabato è triste perchè sai di non poterlo paragonare al giorno prima; è solo allora che capisci che il sabato in realtà è stato creato solo per smaltire alcol, sigarette, buoni propositi, altre sigarette e forse me ne sarei potuto innamorare, ma solo qualche anno fa della sera prima.


cohen-copia