LETTERE DAL PRESIDENTE | AVREI POTUTO

avrei potutoDopo un lungo silenzio ritornano le lettere dal presidente, la rubrica sagace e attenta che vi narra in maniera ironica ciò che succede nel mondo mentre voi siete impegnati a vivere.
Tanti sono i temi che ho pensato di affrontare in questo articolo di apertura, anche perché ne sono successe tante di cose in questi ultimi mesi.
Alla fine ho deciso un tema un po’ particolare, spero che vi piaccia.
Avrei potuto parlare del caso Volkswagen e dire: “beh che cosa vi aspettavate? Solo perché sono tedeschi non possono fregare la gente?” A raccontarla per bene la cosa, poi, va fatto notare che sono padroni, e quelli farebbero di tutto per il profitto, come direbbe il caro vecchio Lenin “ci venderanno la corda con cui li impiccheremo”.
Avrei potuto parlare dei migranti e raccontare del loro desiderio di libertà e di vivere una vita degna che ha messo in crisi il modello di accoglienza fin qui adottato dall’Europa, la ormai famigerata convenzione di Dublino. Anche qui va aggiunta una cosa: la grande risposta moltitudinaria delle persone, gente comune che ha aiutato di loro spontanea volontà i migranti, soprattutto in Germania, alla faccia di chi vede, ancora oggi, i tedeschi solo come nazisti.
Avrei potuto parlare della scarsa libertà di parola in Italia, dove uno scrittore per aver detto la propria opinione ha rischiato di andare in carcere,  e sopratutto del fatto che nessuno si sia indignato di ciò e dire: bravi giornalisti continuate a raccontare solo ciò che vuole il padrone, ma da oggi io posso dire il TAV va sabotato!
Avrei potuto parlare della lotta del popolo kurdo contro il fascismo di Daesh e della Turchia, del fatto che non solo sono gli unici a combatterlo con le armi, ma lo fanno seguendo degli ideali di libertà e uguaglianza che hanno dato vita a quel magnifico manifesto politico che è la “Carta della Rojava”.
Avrei potuto parlare di molte altre cose ancora ma faccio come molte persone oggigiorno fanno e mi accodo alla moda del parlare del proprio ombelico, infatti parlerò di me stesso. Si avete capito bene, tra tutti gli argomenti possibili e immaginabili ho scelto di parlare della mia vita.
Alla veneranda età di 36 anni ho fatto un piccolo bilancio della mia vita e dopo un lungo rimuginare mi sono detto che beh proprio male non va, ma per essere più preciso stilo un piccolissimo elenco:
Faccio un lavoro che mi piace, con ottimi colleghi/e, per cui ho studiato, con una associazione, “Ya basta! Perugia”, che ho contribuito a fondare e che in pochi anni si è affermata come realtà cittadina per l’educazione e la cooperazione dal basso.
Faccio politica nel centro sociale e dopo un anno a dir poco turbolento fra minacce di sgombero, grandi manifestazioni antirazziste e vari progetti, siamo ancora qua a lottare e a credere di poter cambiare questo posto in un mondo migliore. Anche se a volte penso che Perugia non ci meriti c’è sempre qualcosa che mi fa cambiare idea, come il fatto che dei ragazzi mai visti ci chiedono di poter suonare, questo ci fa capire quanto siamo importanti a Pg.
Faccio uno sport che è molto duro, football americano, ma dopo un anno di freddo, botte e allenamenti in 12/13 persone ora finalmente siamo un bel gruppo e possiamo pensare in grande, stiamo costruendo qualcosa che resterà nel tempo.
Perchè vi ho detto tutto questo? Non per bearmi dei risultati  e non per esaltare la mia condizione individuale, anzi il contrario. E ora una domanda che forse vi state ponendo? Come ho ottenuto tutto questo? Non vi farò pipponi o roba simile vi dirò solo poche parole: lottando, in alcuni momenti da solo e in altri insieme ad altre persone, io cerco di non dimenticarlo mai.