LA LOCANDA ALLA FINE DEI MONDI | LA STRADA

laStradaCon ben due giorni di ritardo rispetto alla consueta apertura “La locanda alla fine dei mondi” riapre i battenti per parlare di una delle letture estive che più mi ha intrigato: “La strada” di McCarthy.

“La strada” è un libro che stranamente si legge d’un fiato, stranamente dico perché la trama è assolutamente lineare, senza colpi di scena o intrecci di vario tipo. I protagonisti del libro sono l'”uomo” e il “bambino” che in uno scenario post apocalittico di cui non si conoscono le ragioni (è consentito perciò sceglier le proprie) sono costretti a vagare in cerca di una meta lottando giorno per giorno contro la morte.

Ciò che colpisce maggiormente di questo libro è la sua semplicità narrativa; è disarmante infatti il modo in cui, in una società ormai regredita allo stato primordiale, delle azioni elementari, basilari, diventino invece l’unico fattore di sopravvivenza. Ed è altrettanto stupefacente il modo in cui le sensazioni, le paure e più in generale lo stato d’animo dei personaggi diventino pagina dopo pagina un tutt’uno con il lettore. Sentiremo sulla nostra pelle il freddo dell’inverno e soprattutto l’impotenza di fronte ad esso, perderemo la speranza ancor prima dei protagonisti invocando un colpo di scena e tireremo un sospiro di sollievo al ritrovamento anche solo di una lattina di fagioli.

C’è poi il rapporto tra il bambino ed il padre, un rapporto intenso e complicato in cui l’uomo ha il dovere di proteggere principalmente l’integrità psichica del bambino di fronte ad una distesa di morte e crudeltà. Una difesa che può essere letta anche come un misero tentativo di mantenere la propria umanità rispetto alla crudeltà della vita, rispetto ad un mondo che mai tornerà ad essere quello di prima.

“Dove gli uomini non riescono a sopravvivere gli dei non se la cavano di certo meglio” dice l’uomo al bambino; l’essere umano perde fiducia nel suo simile ed inizia ad inveire contro chi un tempo pregava ma ha tradito le promesse. L’uomo è solo e rifiuta il contatto con chiunque perchè ha paura, perchè la propria sopravvivenza viene prima di tutto e quel poco che si ha lo si difende fino alla morte. Nelle pagine di McCarthy lo scenario è apocalittico, nella vita reale invece siamo circondati da bellezza e armonia. L’apparenza, l’apparenza ci mantiene umani.