#PGNONSIVENDE | REPORT WORKSHOP “NO BORDERS”!

immagine-profiloREPORT WORKSHOP “IMMIGRAZIONE, NO BORDERS”

I confini producono “l’altro”, i poteri forti mirano a distruggere la socialità in favore delle diseguaglianze economiche, culturali ed etniche, erigendo sempre più barriere nelle nostre vite e nelle nostre città.Perugia è una città dai confini visibili e non, in cui la circolazione dei corpi è disciplinata dai poteri economici.L’obiettivo del workshop era di decostruire questi confini per realizzare un’altra città della cooperazione e dell’automutualismo.

Abbiamo deciso di dividere il workshop in due fasi: una prima parte concentrata sulle impressioni, esperienze di ognuno dei partecipanti riguardo la città e le sue problematiche. Per rompere il ghiaccio e permettere a tutti di prendere parola abbiamo usato un gomitolo di lana da passarci, creando da una presa di parola all’altra, una rete non solo di connessioni astratte, ma anche reali e visibili.

I primi interventi erano di presentazione di noi stessi e delle ragioni che ci hanno portati a vivere a Perugia. La composizione era molto variegata/meticcia: rifugiati politici appartenenti al progetto “Arci accoglienza”, nativi di Perugia e “immigrati” dal resto d’Italia per motivi lavorativi o universitari.

Ciò che è emerso immediatamente è un profondo senso di isolamento, solitudine e mancanza di reti effettive/affettive e spazi di socialità, questo indipendentemente dalla situazione, status e condizione di ogni singolo partecipante. Si è ragionato dunque sulla particolarità della città che, in realtà, è un contenitore di culture diverse e palestra di meticciato ma che poi di fatto non riesce ad offrire possibilità di scambi. Facendo un breve excursus con la memoria si può capire meglio questo passaggio in cui la città, focalizzandoci sul centro storico, offriva molto soprattutto ai giovani che si riunivano sulle scale del Duomo e che riempivano le strade come un fiume straripante.

Ora la situazione è diversa, le politiche messe in atto dal Comune sono chiaramente disgregative: chiusura massiccia di luoghi storici di ritrovo, ordinanze più restrittive sugli orari di fruizione dei locali, blindamento con l’esercito e qualsivoglia ordine in divisa che ha reso poco rassicurante e gioviale il clima di piazza IV Novembre. Tutti i finanziamenti e le energie sono confluiti sui grandi eventi come Eurochocolate che rendono questa città una vetrina ad uso e consumo dei turisti che hanno voglia di spendere soldi, non di chi la vive giorno dopo giorno.

Di conseguenza, per questa politica, anche i trasporti ne risentono: le zone periferiche sono sempre più isolate dal centro cittadino e alienate con colate di cemento e centri commerciali “parchi gioco” per coloro che hanno voglia e possibilità di spendere soldi. I servizi non sono garantiti a nessuno: né per i rifugiati che vivono in zone desolate e quasi non servite da trasporto pubblico (e con un costo del biglietto tra i più alti in Italia!), né per gli studenti che non sono automuniti, né per i lavoratori che spendono minuti preziosi imbottigliati nel traffico illogico di una città che non è una metropoli.

Tutto questo isolamento, alienazione è terreno fertile per gli stereotipi e per l’ignoranza che li crea; per questo immaginario dell’”altro” pone l’accento sulla discriminante di classe, ma sposta la bussola di volta in volta su un diverso “nemico/altro”(prima era lo studente fuori sede terrone che sporcava la città e forse non poteva permettersi di garantire il pagamento costante di un affitto, poi gli stranieri provenienti dal nord Africa tutti spacciatori, ora i richiedenti asilo politico che ci rubano i soldi con i fondi dell’Unione Europea)… ad una analisi anche disattenta e non profonda balza subito un chiaro concetto: l’altro che non piace è sempre proveniente da una situazione di ristrettezza o totale mancanza di disponibilità economiche. E le città, Perugia compresa, non abbattono queste barriere, ma le innalzano a favore delle classi ricche. Da ogni angolazione c’è lo spettro della privatizzazione e del consumismo.

Dopo questa analisi siamo entrati quasi automaticamente nella seconda parte pensata per il workshop: proposte ed idee per cercare, partendo da noi e dalle reti sociali e umane messe in piedi, di cambiare qualcosa, di creare crepe in questi muri o di aggirarli.

Le idee sono state tante e sicuramente molte altre sono in fase embrionale pronte per essere elaborate. Un punto su cui tutti eravamo d’accordo è che manca la comunicazione e la circolazione di informazioni e idee

Tra le proposte generali, riguardanti la città tutta, si è pensato ad un fumetto o illustrazioni sulle “storie di viaggio della speranza” affrontato dai migranti provenienti dall’Africa e presentarlo nelle scuole elementari e medie.

Siamo venuti a conoscenza anche dell’esistenza di uno sportello legale, totalmente gratuito, già attivo presso il Circolo Island di Madonna Alta. Questo sportello offre una prima consulenza giuridica per qualsiasi tipo di problema, e si è ragionato sull’importanza di seguire questo esempio e aprirne di altri che si occupino di tematiche ben specifiche come lavoro, salute, istruzione e via discorrendo.

A proposito di salute si è parlato di un progetto che si sta delineando all’interno della facoltà di Medicina e Chirurgia di Perugia. Tale progetto consiste in un corso di medicina della migrazione, creato da e rivolto a studenti di medicina e delle professioni sanitarie. I temi sono appunto i flussi migratori e il concetto di corpo, di salute e della percezione di questi nelle varie culture; di analisi delle prassi e dei servizi presenti sul territorio. Il tutto per fornire una alternativa all’attuale (de)formazione occidentalocentrica.

Osservando la cartina di Perugia, messa al centro tra i partecipanti al workshop, abbiamo evidenziato alcune zone problematiche. San Girolamo, per esempio, è una zona mal collegata non solo dal centro, ma anche dal vicino Ponte San Giovanni e i tantissimi rifugiati che vivono lì sentono il problema dei trasporti come fondamentale per la loro vita sociale e logistica nella città.

Questo ci ha permesso di focalizzarci sul problema mobilità e di pensare a varie soluzioni possibili:

la prima idea è quella di creare una piattaforma on line di car sharing, una specie di blabla car cittadino ma totalmente gratuito.

Un’altra idea è quella di condividere i biglietti APM usati ma ancora in corso di validità (in realtà è una pratica già spontaneamente attiva) e di pubblicizzare questa condivisione, invogliare e farsi riconoscere con, ad esempio, spillette create ad hoc o manifesti nelle zone strategiche (fermate di scuole, vicino minimetrò etc…) o anche cassette di raccolta biglietti.

Per quel che riguarda il centro storico, meta ambita da tutti per la socialità e visibilità, ci si è lamentati degli inesistenti spazi pubblici al chiuso che in realtà servirebbero per mettere in pratica idee come cineforum, cene sociali anche di autofinanziamento, corsi di danza e tutti quegli eventi culturali e momenti di socialità creati dal basso.

Sappiamo esserci spazi, locali, edifici vuoti ed abbandonati e l’ideali sarebbe fare una mappatura di questi e riappropriarsene per dargli vita nuova e riqualificare la città.

In realtà una mappatura servirebbe anche di tutte quelle attività culturali e progetti già esistenti, che sempre per il problema della mancanza di rete e comunicazione, non sono conosciuti e non possono così crescere ed espandersi in questa città.

19/11/16 casa dell’associazionismo, Perugia