VITA NEI CAMPI

papaveriL’agricoltura è un’attività abbastanza recente nella storia dell’umanità. Quando i nostri antenati hanno smesso di essere nomadi non era possibile esplorare aree troppo vaste per andare a caccia e raccogliere le piante spontanee, ed è iniziata la “domesticazione” di animali e piante.

Se fino allora per l’alimentazione venivano utilizzate moltissime piante, escludendo solo quelle velenose o tossiche, ora bisognava scegliere: le “buone” che si domesticano con facilità, che rispondono alle cure producendo di più, con frutti e semi nutrienti, gradevoli e conservabili. Nell’agricoltura di sussistenza, praticata ancora oggi in molte parti del mondo e fino a non molto tempo fa anche da noi, le piante crescono insieme in un equilibrio dinamico, utilizzando meglio le risorse disponibili: nutrienti, acqua, luce, lo spazio in genere. E’ dagli anni ’50 del ‘900, con la rivoluzione verde che i campi sono diventati sempre più grandi, uniformi, con piante tutte uguali, escludendo tutte le altre, usando pesticidi per distruggerle a costo di rischiare qualità delle produzioni, dell’acqua e della terra.

Tutte le piante non desiderate in quel ciclo produttivo son diventate erbacce, malerbe, infestanti, nemiche da estirpare.

Ma resistono con tenacia e sviluppano strategie di sopravvivenza: i loro semi restano dormienti per anni nel terreno, fino a quando le condizioni diventano favorevoli, allungano le loro radici sotterranee, spuntando dove meno te lo aspetti, alcune si spezzano quando le strappi lasciando intatte le radici, altre si aggrappano alle pellicce degli animali o agli abiti per farsi trasportare lontano: delle vere vagabonde, resistenti agli attacchi.

Non è strano quindi che per parlare dei tanti problemi dell’agricoltura di oggi abbia iniziato  rovesciando  il punto di vista: se i “cattivi” sono gli esclusi, quelli scacciati dai campi, quelli da distruggere, perché meravigliarsi se cercano di occupare qualche spazio dove vivere in pace; e oltre ad avere dei dubbi sulla bontà di questa agricoltura, proviamo un moto di simpatia verso queste erbacce,  ribelli e indomabili, che un po’ ci somigliano.

Gramigna rossa