POLITICA e SOCIALE

29 Marzo 2014

ABBIAMO GIA’ PAGATO

ABBIAMO GIA PAGATO2Umbria Mobilità non è più ufficialmente un’azienda in mano ai soci pubblici della regione. Questo è quanto affermava Umbria24 agli inizi di marzo, dopo l’ok dell’Antitrust che ne sanciva il passaggio del 70% a Busitalia (ovvero alla società del gruppo Trenitalia), con la prospettiva che il restante 30% venisse definitivamente venduto entro luglio.

Già nel 2010 la società umbra aumentava le tariffe dei biglietti da un euro a un euro e cinquanta, riduceva i servizi su gomma e su rotaia, avviava trasferimenti non concordati dei dipendenti e attuava subito una parcellizzazione dello stipendio del personale, per far fronte ad un debito che ad agosto 2013 ammontava a circa otto milioni.

Ad oggi ciò che si prospetta, secondo i giornali locali, sembrerebbe essere un ulteriore stravolgimento del piano urbano della mobilità (riduzione di ulteriori corse), ma soprattutto l’ipotesi di un aumento tariffario del biglietto, considerato già tra i più alti d’Italia.

Questa situazione, che si riversa totalmente su tutte e tutti coloro che attraversano e vivono quotidianamente la città, non è più accettabile.

La mobilità è un diritto fondamentale che si traduce nel garantire la possibilità a tutte le persone di spostarsi liberamente, senza limitazioni o barriere di ordine economico rappresentate dai costi dei trasporti. Questo si colloca immediatamente in uno scenario politico dove indispensabile è l’esigenza di riappropriarsi del diritto a vivere la città in ogni suo aspetto, sia su un piano di produzione culturale e politica, sia inteso come costruzione di momenti di socialità e di riqualificazione degli spazi.

Cosi come indispensabile e centrale è il diritto alla casa, altro fattore determinante per garantire dignità e stabilità alla vita di ogni persona. Diritto, quello all’abitare, che si colloca in piena continuità con la necessità di rivalutare il concetto del “vivere urbano” e che, se non riconosciuto, diviene ulteriore elemento dell’aggravarsi della condizione precaria a cui siamo costretti.

La precarietà, appunto, intesa come condizione esistenziale e non solo lavorativa, a cui ci hanno condotto anni di politiche d’austerity (dettate dall’Unione Europea e dalla Troika), erode sempre più i nostri diritti e in generale la possibilità per ognuno di poter progettare in maniera libera ed autonoma la propria vita.

Ed e’ per questo che il reddito rappresenta l’unica forma di Welfare State possibile adatta a contrastare le attuali forme della produzione. Quando si parla di reddito, non solo si parla dell’erogazione di una liquidità economica sganciata dalla prestazione lavorativa e capace di fornire all’individuo la capacità contrattuale necessaria per affrontare il mondo del lavoro, ma ci si riferisce anche ad una forma indiretta e quindi ad una maggiore qualità e accessibilità ai servizi.

Reddito, diritti, nuovo welfare, saranno inoltre al centro delle mobilitazioni e delle lotte che, sin dalle prossime settimane, costruiranno la manifestazione del 12 aprile e la successiva contestazione al vertice europeo sulla disoccupazione giovanile previsto a luglio.

Con questo spirito lanciamo la campagna “ABBIAMO GIA’ PAGATO“, partendo proprio dal nostro territorio e nella fattispecie dalla mobilità.

Non saremo noi a pagare la vostra crisi…noi ABBIAMO GIA’ PAGATO!

Per CASA – REDDITO – DIGNITA’

I diritti si conquistano a spinta!!!”

c.s.o.a. Ex Mattatoio – Collettivo Università Critica – Yabasta! Perugia

evento fb :qui

20 Marzo 2014

RISULTATI E CONSIDERAZIONI DEL QUESTIONARIO AUTOPRODOTTO

In quest’ultimo periodo ci siamo spesso interrogati su quali fossero le reali esigenze della composizione studentesca perugina, in relazione non solo agli spazi fisici dell’università ma anche, e soprattutto, in relazione al “vivere” all’interno di una città ricca di complessità e contraddizioni.

L’esigenza di questo “fare inchiestante” assume maggiore convinzione dalle vicende di quest’autunno in cui sono state rilanciate dinamiche e pratiche di lotta proprio a partire dal bisogno comune e non da punti fermi o preconcetti.

 Siamo state/i tra la gente, nei luoghi più centrali e affollati; ci siamo resi conto della complessità e delle diversità che attraversavano quei luoghi e abbiamo capito che bisogna partire proprio da quelli se si vuole radicalizzare un certo modo di pensare e d’agire.

 Nostro obiettivo non è e non è stato agire per effettuare una ricognizione di classe all’interno dei luoghi del sapere; si è agito piuttosto sui diversi aspetti della vita quotidiana che poi non sono altro che gli indicatori della nuova precarietà. Ed è questo che emerge da una prima lettura dei risultati, un’aspettativa di precarietà che precede la precarietà stessa, una condizione che finisce per agire per forza di cose su tutti gli aspetti dell’istruzione (dalla scelta della facoltà al motivo per cui si è intrapresa questa carriera ecc). “La produzione dell’uomo precario precede e innerva la precarietà stessa” diceva qualcuno.

 Abbiamo di seguito analizzato quattro macro-aree (ABITARE – COSTO DELLA VITA – MOBILITA’ – CULTURA e SOCIALE) che potessero in qualche modo riassumere la quotidianità di uno studente senza con questo voler semplificare la sua vita. Non è con i dati, ma stando a contatto con la gente che si comprende la vera natura delle cose; questo è per noi (e spero anche per altri) un modo per aprire ad un percorso fatto di autodeterminazione e autogestione all’interno di un contesto ancora eccessivamente legato alla rappresentanza delle proprie vite.

 Il campione di studenti inchiestato è di 108 ragazze e ragazzi con età media di 21.55 anni.

ABITARE – Quella dell’abitare è sicuramente una delle questioni più delicate da affrontare. Per quanto riguarda la composizione studentesca perugina l’81,84 % degli studenti risiede in strutture private, percentuale nettamente superiore a quelli che invece vivono nelle strutture collegiali (il restante 18,52%).

Una discrepanza netta che va letta nell’ottica di un altro importante dato; la maggior parte degli studenti infatti (oltre il 66%) pensa che il prezzo delle strutture in cui abita non sia adeguato alle condizioni in cui le stesse versano. Se consideriamo inoltre che il 74% degli inchiestati non beneficia di alcuna borsa di studio i dati appena citati assumono anche maggiore rilevanza.

Bisogna considerare ancora che il 48% viene mantenuto esclusivamente dai genitori mentre un altro 31% avrebbe necessità anche di lavorare per ovviare alle spese basilari.

Si può ben capire (ovviamente attraverso una lettura solo parziale rispetto a quella che è la complessità della realtà) che solo rispetto alla questione abitativa le famiglie sono tenute ad uno sforzo economico per nulla irrilevante; ma che l’istruzione (e prima ancora l’accesso all’istruzione) dipendesse ormai da fattori quasi esclusivamente economici non è cosa nuova.

E’ necessario partire dal presupposto perciò che l’abitare non può essere considerato come un lusso, ma piuttosto come un diritto inalienabile e presupposto di una stabilità di vita necessaria sia in campo formativo così come in quello professionale. Non può perciò la casa divenire un ulteriore barriera all’esercizio di un diritto basilare quale l’istruzione, così come non può esserlo in nessun’altra circostanza.

Infine, i recenti fatti della conversione del “padiglione A” del collegio Innamorati (rinominato ITACA) sono uno schiaffo morale se si considerano i dati parziali sopra elencati. Mentre infatti la struttura del collegio Innamorati versa in uno stato a dir poco vergognoso (e non è poca la documentazione che abbiamo raccolto), i dirigenti A.Di.S.U. stanziano ingenti finanziamenti per creare una struttura extra-lusso dalla dubbia proprietà e dalla ancor più dubbia destinazione (si parla a quanto pare di alloggi per relatori e professori che transitano da perugia per qualche convegno).

COSTO DELLA VITA – I soggetti inchiestati hanno un’età media di 21/22 anni, su una fascia fra i 19 e i 25. Tutti gli intervistati sono studenti dell’università di Perugia o dell’ università per stranieri, con sede sempre a Perugia. La maggiorparte di essi frequenta l’università per poter entrare in un futuro nell’ambito lavorativo (più del 66%), una percentuale crede che la laurea possa permettegli di trovare un impiego più velocemente rispetto alle altre strade perseguibili e una piccola parte, già inserita nel mondo del lavoro, necessita di un titolo di studio idoneo a ottenere una qualifica maggiore oppure a intraprendere una carriera maggiormente gratificante. Soltanto un’esigua percentuale frequenta l’università per ampliare le proprie conoscenze.

Rispetto al passato, dunque, l’università ha perso la sua funzione primaria di luogo di formazione, frequentato solo perché considerato trampolino di lancio per l’attività lavorativa.

I livelli di precarietà e disoccupazione però, conducono gli studenti a una crescente insoddosfazione nel corso del tempo. L’insoddisfazione e il senso di frustrazione sono aumentati dalle difficoltà economiche che si incontrano durante il percorso universitario.

L’87% degli studenti considera i costi delle tasse universitarie eccessivi, sia a fronte dell’attuale situazione economica, sia in rapporto ai servizi offerti. Il 65% degli studenti considera infatti inadeguati i servizi e le strutture universitarie, poiché insufficienti a soddisfare i loro bisogni.

L’università dunque perde il ruolo di centro di aggregazione e condivisione, luogo di fornazione non solo scolastica, ma anche sociale e politica. A ciò si aggiunge la questione del caro libri: il 25% degli inchiestati li utilizza solo usati, il 65% cerca di acquistare anche testi nuovi (ammettendo però di compiere un sacrificio) e solo il 15% utilizza solo libri nuovi. Tali dati evidenziano la lampante necessità di una libera circolazione e condivisione dei saperi, accessibile a tutte/i e svincolata alle logiche di mercato. 

MOBILITA’Mai come ora la questione della mobilità a Perugia è stata di fondamentale importanza. Con un sistema dei trasporti messo in ginocchio dalla crisi economica, e con il progressivo collasso di Umbria Mobilita (che a Febbraio vendeva il 70% di “Um Esercizio” a Busitalia – società del gruppo Trenitalia), non sorprendono i dati effettivamente emersi dall’inchiesta che abbiamo portato avanti.

Il 64,8% del tessuto universitario intercettato afferma di utilizzare i mezzi di trasporto per spostarsi in città ma è altissimo il grado di insoddisfazione (64,29%) espresso. Il malcontento generale emerge anche e soprattutto dal fatto che il costo del biglietto (tra i più alti d’Italia) sia ritenuto assolutamente non adeguato in rapporto al servizio offerto, senza considerare i sistematici ritardi delle linee e le condizioni in cui versano gli autobus.

Ponendo un sguardo all’Europa si può notare che fin dagli anni 90 molti contesti urbani sono stati protagonisti di una svolta a favore di una mobilità più sostenibile, con l’adozione di provvedimenti mirati a scoraggiare l’uso dell’auto privata. Dall’indagine condotta da Euromobilty nel 2011, che mette a confronto 50 principali città italiane, emerge come il capoluogo umbro sia una delle città più motorizzate d’Italia. Il costo del biglietto, le corse rarefatte e i lunghi tempi d’attesa, scoraggiano i cittadini a fare uso dei mezzi pubblici.

Non è la sola linea urbana ad aver subito un aumento dei prezzi ma sono state coinvolte anche le linee extra urbane (sempre più utilizzate col passare del tempo), andando a discapito soprattutto di studenti e pendolari.

Questo sistema di mobilità non tiene evidentemente conto delle esigenze di chi, come i migranti, è tenuto a farne uso per questioni che non possono essere condizionate dai rincari e disservizi.

I segnali allarmanti vengono sia dall’attuale crisi dell’azienda, sia dalle discutibili strategie di sviluppo regionale; per nulla rilevanti sono stati i tentativi di inserire forme di mobilità alternativa come: i “varchi conta veicoli” (spesa di 1 milione di euro), “sistema AVM” (Automatic Veicol Monitoring), le tecnologie “ITS” (Inteligent Transport Sistem), il software “VISUM” (macrosimulatore dei flussi di traffico), “AIMSUN” (Advanced Interactive Microscopic Simulator for Urban and Non urban Network), e progetti sconosciuti ai più come RENAISSANCE, CIVITAS ed ESC, mai andate in porto.

Considerando un probabile ulteriore aumento del costo dei trasporti, secondo quanto afferma la nuova proprietà Busitalia, risulta necessario un percorso che affronti in maniera organica le problematiche che attualmente investono il settore della mobilità.

E’ necessario, inoltre, sottolineare il fatto che la mobilità è un diritto inalienabile di tutte e tutti, non un mercato sul quale continuare a speculare.

Alla luce di tutto ciò, si avverte il bisogno comune di intraprendere strategie alternative e la richiesta diffusa di un dimezzamento dei costi di trasporto.

CULTURA e SOCIALE – La macro-area in esame, affrontata nel questionario, intende individuare le esigenze e le necessità che la città evidenzia. Dai risultati ottenuti emerge che più del 50% degli inchiestati non è soddisfatto dagli spazi di socialità, cultura e aggregazione che la città offre.

Nonostante le restrizioni comunali volte a ridurre la vendita di alcolici dopo determinati orari, il centro cittadino si presenta con una discreta offerta di locali. Solo il 9,26% del campione di studenti però, è abituale spendere il suo tempo libero in questi ambienti. Prevale invece l’interesse a passare il proprio tempo libero con amici e facendo attività sportiva, ma non si può trascurare il secondo dato rilevante riguardante la cultura.

Alla domanda su cosa manchi in città, le risposte maggiormente condivise sono state quelle sugli spazi sociali e di aggregazione in grado di auto-produrre eventi culturali e ricreativi.

Altro carattere da non sottovalutare è l’emergente e sovrastimata questione sicurezza.

L’ 8,33% non si sente tranquillo nel vivere la città nonostante il massiccio spiegamento di forze dell’ordine in strada. A quanto pare, però, non è con i posti di blocco, le ronde e le continue richieste di documenti che si risolve il problema della sicurezza, tanto meno vietando la vendita di bevande in vetro (con particolari eccezioni – vedi Umbria Jazz).

La caratteristica delle distribuzioni percentuali sul tempo libero e su cosa manchi in città è rappresentata dalle numerose frequenze di astenuti, sintomo evidente di un diffuso non interesse che molte volte sfocia nella non espressione.

Questionario autoprodotto

Collettivo Università Critica

MARZO 2014

28 Febbraio 2014

Grande distribuzione e sfruttamento dei migranti

petizione alla coopLo sfruttamento dei migranti come forza lavoro nella produzione agricola in Italia è una realtà  molto diffusa nel normale funzionamento del sistema della grande distribuzione. Il basso costo dei prodotti permette alla grossa catena di supermercati che li acquista di avere un ampio margine di guadagno nella vendita, pur mantenendo un prezzo competitivo, poichè a pagare tale prezzo è il bracciante, reale colonna portante del sistema di produzione e vendita.

“Les récoltes de la honte” è il titolo di un’inchiesta svolta lo scorso Settembre dalla tv francese France2. Nell’inchiesta emergono le condizioni di lavoro dei braccianti in Puglia, per lo più stranieri migranti, impiegati nella coltivazione e lavorazione di ortaggi venduti poi ai grossi supermercati francesi. Venduti a prezzi tanto bassi che hanno spinto qualche giornalista d’oltralpe a chiedersi cosa permettesse una tale economicità della forza lavoro in Italia. La logica attualmente perseguita dal sitema della grande distribuzione sfrutta la disperazione con la quale il migrante (ma non solo, spesso si tratta di disoccupati provenienti da qualche azienda in crisi) si presenta a cercare lavoro, disposto com’è, o meglio, costretto, a subire pratiche di caporalato, e ad accettare uno stipendio a nero, senza nessun tipo di assistenza in condizioni ai limiti della schiavitù.  L’estremo bisogno del bracciante consente all’azienda per cui egli lavora, di vendere il prodotto alle grosse catene di supermercati a prezzi stracciati, con grave danno per i produttori che decidano di far lavorare in condizioni dignitose e con un giusto stipendio i propri dipendenti. Spesso si parla del fenomeno sfruttamento riferendosi al meridione d’Italia, ma è vero, anche se meno noto, che queste pratiche sono diffuse anche al Nord. Un esempio è dato dai vigneti della Franciacorta, una zona collinosa compresa fra Brescia e il lago d’Iseo, dove  il sitema del caporalato permette di sfruttare lavoratori, anche qui per la maggior parte migranti, nella produzione di vini venduti per la loro qualità a prezzi altissimi. Ma si capisce che di tale ricchezza il bracciante non vedrà che il suo solito stipendio di gran lunga inferiore al minimo consentito.


Anche nel resto d’Europa qualcuno è stato “incuriosito” dal sistema della produzione agricola italiana, tanto che lo scorso Ottobre si è tenuto un incontro tra sindacati norvegesi e sindacati italiani finalizzato a promuovere in Italia la conoscenza degli standard etici da far seguire ai produttori riguardo il rapporto con i lavoratori.

E’ in questo contesto che il gruppo “Il Popolo delle Arance” ha deciso di presentare una petizione alla COOP, per ottenere una maggiore trasparenza dei prezzi, azione che rappresenta una denuncia pubblica delle contraddizioni presenti nel sistema della grande distribuzione e del non rispetto da parte di queste aziende, o in questo caso cooperative, della dignità dei lavoratori, a cui esse devono la loro fortuna.

Sono passati pochi anni dai fatti che videro ribellarsi, nel 2010, i migranti sfruttati per produzione di arance a Rosarno, RC, (rivolta grazie la quale nacque il progetto di commercio equo, Equosud – SOS Rosarno) e, nel 2011, fu la volta dei migranti impiegati nei campi di pomodori di Nardò, LE. Segnali, questi, di come sia ancora possibile  sperare in un sistema che tenga conto della dignità umana prima di tutto, a prescindere dalle condizioni economiche.Carta-di-lampedusa

Un grande passo in avanti in questo senso è stato d’altra parte fatto con la stesura e la diffusione di quel patto sociale di rilevanza europea scaturito dal basso che è la Carta di Lampedusa, sorta dal bisogno di cambiare le inappropriate politiche internazionali riguardanti l’immigrazione e tutto ciò che ne consegue. Nel suo testo si promuove infatti: “libertà di movimento, libertà di scelta, libertà di restare, libertà di costruzione e realizzazione del proprio progetto di vita in caso di necessità di movimento, libertà personale e libertà di resistere”. Elementi che, se perseguiti concretamente, costituirebbero un’importante occasione per  tutt* di non trovarsi mai più a dover svendere anche la loro dignità per poter guadagnare qualcosa per sopravvivere.

L.F.

LA PETIZIONE – Richiesta de Il Popolo delle Arance a COOP ITALIA: Chiediamo un prezzo TRASPARENTE, realmente SOSTENIBILE per i produttori agricoli e per i braccianti
http://www.change.org/it/petizioni/coop-italia-chiediamo-un-prezzo-trasparente-realmente-sostenibile-per-i-produttori-agricoli-e-per-i-braccianti

LA CARTA DI LAMPEDUSA – Leggi e sottoscrivi anche tu!
-SCOPRILA CON NOI: https://www.facebook.com/events/1544334152457450/?ref_newsfeed_story_type=regular
-LEGGI LA CARTA: http://www.meltingpot.org/La-Carta-di-Lampedusa-18912.html#.UxBrw_l5PT8
-PER ADERIRE: https://docs.google.com/forms/d/1QLymcIJ7dyLuPV-DI-9LWizqPrOkDzt_d2R9m_zoJnM/viewform

L’INCHIESTA – France2 – Inchiesta “Les récoltes de la honte”

26 Febbraio 2014

Le notti di Cabiria | INFORMARSI NON E’ REATO … NEMMENO LA PROSTITUZIONE!

Le notti di CabiriaLe notti di Cabiriale-notti-di-cabiria

REGIA: Federico Fellini.

ATTORI: Franca Marzi, Giulietta Masina,Amedeo Nazzari, Dorian Gray, François Périer.

GENERE: Drammatico

PELLICOLA: b/n

DURATA: 110 min.

PAESE: Italia

ANNO: 1957

L’Unità di strada “Cabiria”, col suo nome, rende omaggio a un lungometraggio del 1957 del regista italiano Federico Fellini, alla cui sceneggiatura collabora Pier Paolo Pasolini, dal titolo “Le notti di Cabiria”. Racconta, appunto, la storia di Cabiria, una prostituta romana, che lavora nell’area della passeggiata archeologica, uno degli usuali luoghi dove viene esercitata la prostituzione; una Roma che Fellini descrive anche nel suo aspetto urbanistico – che poi è parte integrante, causa ed effetto di quello antropologico – con le immagini di quartieri popolari ubicati in un paesaggio desolato e di conseguenza desolante; una Roma con tutte le contraddizioni che il confronto tra sottoproletariato e ricca borghesia genera. La condizione di povertà e miseria di Cabiria la porta a guadagnarsi da vivere vendendo il suo corpo. Gli episodi della vita di Cabiria che costruiscono il film sono tenuti legati da questo personaggio che è prima di tutto persona. La realtà è sempre presente e emerge con forza e commozione, anche nei momenti in cui si entra in una dimensione magica e visionaria, tipica di Fellini, nei momenti di spettacolo e di finzione, con l’illusionista e il circo. Sicuramente il mondo della prostituzione che si indaga nel film non è quello di oggi. Gli elementi fondamentali, infatti, che nel nostro lavoro come Unità di strada rileviamo sono in primo luogo una estrema diversificazione e specializzazione di servizi che caratterizza oggi il mercato del sesso, il fenomeno della tratta e del traffico di esseri umani, elementi questi che hanno prodotto e producono forme e significati della prostituzione nuovi. Eppure ci sono aspetti del film che lo rendono ancora estremamente attuale in relazione al tema della prostituzione, e sono: la costante tensione tra visione (legata, in una prospettiva attuale appunto, anche all’uso di alcol e droghe) e realtà, bonarietà e arroganza, ingenuità e cinismo, tra corruttibilità dell’animo umano e innocenza, tra libertà e oppressione. Significativa e carica di valore è la scena finale del film. All’uscita del film nel 1957 il critico cinematografico francese André Bazin affermò: “quando Giulietta Masina [Cabiria] si gira verso la cinepresa e il suo sguardo incrocia il nostro […] Cabiria è certamente ancora la protagonista delle avventure che ha vissuto davanti a noi, dietro la maschera dello schermo, ma è anche, ora, quella che ci invita con lo sguardo a seguirla sulla strada che ha ripreso. Invito pudico, discreto, sufficientemente incerto perché noi possiamo far finta di credere che sia rivolto ad altri; sufficientemente certo e diretto anche per strapparci dalla nostra posizione di spettatori.” È proprio l’invito di quello sguardo la molla del nostro lavoro di operatrici dell’Unità di strada. È proprio l’invito di quello sguardo che dovrebbe imporre a ciascuno di noi – in qualità di spettatore che si è fatto già un’idea o meno, che ha potere politico o meno, indignato, critico, appassionato, curioso, partecipe, coinvolto, disgustato, aperto o ottuso che sia – di sospendere qualsiasi giudizio e cercare sempre una riflessione consapevole e attenta alla complessità della realtà.

24 Febbraio 2014

Presidio del Coordinamento Umbro contro le Devastazioni Territoriali

presidio 22fLa difesa del territorio come bene comune è stata evidente a Perugia in una giornata, quella del 22 Febbraio, che ha visto nei pressi dell’uscita dell’E45 di Collestrada (Pg)  la partecipazione di più di cento attivist*, al presidio indetto dal Coordinamento Umbro contro le Devastazioni Territoriali, in occasione della giornata nazionale di solidarietà per i/le 4 attivist* No TAV e contro le devastazioni ambientali. 

La trasformazione della superstrada E45 (Orte-Mestre) in autostrada e la realizzazione del gasdotto trans-adriatico TAP sono due dei progetti contro cui si esprime il coordinamento, progetti che bene si collocano nell’ottica neoliberista e nella logica economicista della speculazione sui beni comuni e sul territorio.

La conversione della Orte-Mestre in autostrada risale a una decisione del governo Monti, che la inserì fra le opere da realizzare in project financing, una trovata che permette al privato di turno di realizzare un’opera pubblica (per esempio un’autostrada) con la possibilità di essere in parte o del tutto rimborsato dallo Stato attraverso la gestione dell’opera. Ecco che quello che dovrebbe essere un servizio pubblico viene trasformato in una mera occasione di fare affari per i soliti speculatori. Di fronte a tale affare vengono messe in secondo piano soluzioni alternative e meno dannose, come ad esempio un miglioramento delle condizione della superstrada. A questo punto è la logica del guadagno a prevalere e poco importa dell’utilità effettiva del progetto per la popolazione, e tanto meno dei danni che questo provoca al territorio e a chi lo abita.

Il 22 Febbraio, il Coordinamento ha messo in risalto anche la questione della costruzione del tratto di gasdotto che trasporterà il gas metano dall’imbocco del TAP, che approderà sulle coste della provincia di Lecce, nonostante l’opposizione di innumerevoli gruppi e associazioni locali per la salvaguardia del territorio salentino. Dalla Puglia, infatti, il “tubo” dovrà attraversare l’Italia scorrendo lungo la cresta della catena appenninica.

Mai sugli Appennini era stato pensato di creare niente di più drastico e compromettente rispetto alla loro conformazione interna, prevalentemente rocciosa e quindi immune da infiltrazioni acquifere. Il passaggio sotterraneo del gasdotto dal territorio montuoso umbro (per la presenza di rocce, l’esproprio è più economico da effettuare per quei terreni) provocherebbe secondo gli esperti una maggiore possibilità per l’acqua di infiltrarsi nelle faglie create per il passaggio dello stesso tubo. E’ intuitivo pensare che l’ultima conseguenza di tutto ciò sarà una serie di frane, l’innaturale mutamento e quindi la devastazione del territorio, per mano di chi è accecato dalla quantità di denaro che la società di cui è proprietario potrà ricavare dalla costruzione del gasdotto, o dalla compravendita del gas che vi passa dentro, proveniente dal Kazakistan e diretto nel resto dell’Europa. Un affare inutile per l’Italia, la cui rete di gasdotti e la quantità di gas sono più che sufficienti al fabbisogno della popolazione. Il vero motivo è ancora la sete di guadagno del privato e di nuovo poco importa se a lungo termine questa manovra possa provocare danni irreparabili all’ambiente e quindi alla popolazione.

presidio 22f(2)La giornata dello scorso 22 ha inoltre testimoniato che sono molti coloro che si sono stancati di vedere il proprio territorio soggiogato a tali pratiche speculative, dalla privatizzazione dei servizi pubblici all’inquinamento prodotto dalla combustione di rifiuti a fini di guadagno; ma il pensiero di tutt* i/le presenti al presidio è senz’altro volato verso chi queste lotte le porta avanti attivamente da decenni e che, per aver affermato le proprie posizioni in difesa del proprio territorio, la Val Susa, si ritrova ora a dover affrontare un processo per difendersi dalla ridicola accusa di “terrorismo”. Il CSOA ex Mattatoio sostiene chi mette in discussione la  logica del profitto prima di tutto. Poiché tali pratiche sempre più avallate dalla legge mettono in pericolo la stabilità dell’ambiente e delle comunità coinvolte, a favore del profitto di pochi. 

No TAV 
Liber* tutt*, liber* subito!
L.F.
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