5 November 2014

LETTERE DAL PRESIDENTE – Non siete stato voi

Quando ho iniziato a pensare a questo blog e a come impostarlo ho subito pensato ad un taglio ironico, perché era nelle mie corde e perché la satira a sempre rappresentato un importante modo di critica del potere.
Dopo la sentenza sul caso Cucchi però ho provato un senso di rabbia talmente forte da non riuscire a trovare niente di ironico per parlare del caso. Sono andato allora a ripescare un bellissimo libro per trovare le parole giuste per poter parlare di carcere e detenuti, il libro è “Resurrezione” di Tolstoj e questo è quello che pensava di carceri e carcerieri.
“L’uomo al quale era affidata la sorte dei detenuti nella fortezza di Pietroburgo era un vecchio generale, discendente di una famiglia di baroni tedeschi, pieno di decorazioni che non portava, eccettuata una croce bianca che aveva sempre all’occhiello, ma era rimbambito, a quanto si diceva. Aveva combattuto nel Caucaso dove si era guadagnata quella croce, decorazione particolarmente lusinghiera, perché i suoi uomini, contadini russi in divisa e capelli corti, armati di fucili e baionette, avevano ucciso, sotto il suo comando, più di mille uomini che difendevano la loro libertà, e le loro case. Poi fu in Polonia dove costrinse nuovamente i contadini russi a commettere delitti d’ogni genere, per la qual cosa la sua divisa si arricchì di nuove decorazioni e gradi. Poi fu ancora chissà dove, e ora, vecchio e infiacchito aveva ottenuto la carica che contnuava ad esercitare, che gli procurava un bell’alloggio, il necessario per vivere e onori. Eseguiva rigorosamente gli ordini che venivano dall’alto e teneva in gran conto il suo lavoro. Qualunque cosa al mondo poteva cambiare, tranne gli ordini dall’alto. La sua funzione era di tenere segregati i criminali politici d’ambo i sessi, e di costringerli in condizioni tali che una metà di loro nel corso di dieci anni, morisse di tubercolosi, o impazzisse o si suicidasse, lasciandosi morire di fame, o tagliandosi le vene con un pezzo di vetro,   o impiccandosi, o appiccandosi il fuoco. Il vecchio generale sapeva benissimo tutto, perchè tutto avveniva sotto i suoi occhi, ma la sua coscienza non ne era minimamente turbata, come non lo sarebbe stata di fronte a disgrazie causate da tempeste o da inondazioni. Lui eseguiva gli ordini dall’alto, in nome dell’Imperatore, e gli ordini non si discutono, perciò era inutile pensare alle conseguenze. Il vecchio generale non si permetteva neppure di soffermarcisi, anzi, riteneva suo dovere di patriota e di soldato non infiacchire col pensiero la sua importante opera di esecutore. Una volta la settimana il vecchio generale, per dovere di servizio, faceva il giro di tutte le case matte e chiedeva ai reclusi se non avessero qualche richiesta da fare. Le richieste erano diverse. Egli le ascoltava tutte tranquillamente, in silenzio assoluto, e non le esaudiva mai perchè non si accordavano con il regolamento.”
Per non dimenticare:

Il Presidente

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