16 April 2016

Quante storie | Per tutto l’oro del mondo

carlottoCome sempre in un romanzo di Carlotto ci sono molte più cose di quanto appaia a una lettura superficiale.  La storia si legge con piacere, specie per i lettori affezionati alla figura dell’Alligatore, soprannome di Marco Buratti, un ex cantante di blues, che ha passato diversi anni in galera per una condanna ingiusta e ora fa l’investigatore senza licenza.

Lo affiancano nella sua attività Max la Memoria, una sorta di archivio vivente di tutto quello che accade ed è accaduto a Padova e dintorni, a cui l’attività politica giovanile ha procurato una condanna per banda armata che lo ha reso da anni latitante.

Se i due sono per diversi aspetti una sorta di alter ego dell’autore, il loro compagno di avventure, il gangster Beniamino Rossini, ha il fascino del bandito romantico: contrabbandiere fra le coste dell’Adriatico, ha un’etica non precisamente legale ma severa, e un codice di comportamento  difficile da capire anche per le nuove generazioni di fuorilegge. Criminali che rischiano poco, infatti non rapinano più le banche ma le ville, creando paura diffusa, terreno di coltura per derive securitarie,   in cui trovano facilmente giustificazioni i  “giustizieri della notte” ma anche quanti dalle paure altrui si sono ricavati carriere politiche.

L’aspetto più interessante è lo sguardo disincantato sul Nord Est italiano e le sue contraddizioni.

Carlotto è un attento osservatore delle trasformazioni sociali e parte sempre da reali fatti di cronaca per costruire le sue storie: e infatti troviamo casalinghe dalla doppia vita, vittime che si fanno persecutori, moralisti senza morale.  Buratti e compagni sentono ancora bisogno di giustizia, non necessariamente di legalità, soprattutto per i più deboli e indifesi e questo ci consente di immedesimarci e di amare questi personaggi.

Se altri perdono ogni umanità, accecati come sono dalla brama di denaro  (e di potere, come il Giorgio Pellegrini di altri romanzi, che fa qui una fugace ma promettente apparizione)  l’Alligatore lavora anche gratis, o meglio per simbolici venti centesimi, per rimettere un po’ a posto le cose.

Uno sguardo particolare quello sulle donne che finalmente qui non appaiono nel ruolo di vittime, l’unico che gli venga consentito dalla  cronaca odierna.

 

Se poi avete voglia di leggere altri romanzi di Carlotto certamente troverete un sacco di temi interessanti e una lettura attenta dei problemi contemporanei. Anche la sua vicenda giudiziaria, in parte narrata  in “Il fuggiasco” merita di essere conosciuta.

 

Vale la pena di leggere la recensione di  Alessandro Bullo http://www.thrillercafe.it/per-tutto-loro-del-mondo-massimo-carlotto/ che riguarda la narrativa noir.

Quanto alla musica ce n’è talmente tanta nel romanzo, sempre che vi piaccia il blues.

 

La lettrice disordinata

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